Mercoledì 12 Agosto 2020

Azienda Agricola Dornetti

 

Orgoglio, sacrificio e passione. Questi erano i sentimenti che spinsero il primo Dornetti a spostarsi dalla campagna cremasca per cercare la SUA terra nella bassa milanese. Così il giorno del suo matrimonio, il 19 novembre 1960 Gerolamo prese la sua giovane sposa Teresina e raggiunsero Cascina Nuova con il sogno di creare li la propria famiglia e il proprio futuro. E così è stato. Con orgoglio, sacrificio e passione sono riusciti ad ottenere sempre più terra, a comprare finalmente la loro casa, far arrivare i fratelli e stabilire un’azienda solida per i propri figli. Da allora sono passati 50 anni, i figli sono cresciuti con la stessa passione per la terra, lo stesso orgoglio e spirito di sacrificio dei propri padri e con la voglia di portare avanti questo sogno. Antonio, Angelo e Modesto Dornetti si occupano dell’azienda agricola - che ad oggi conta circa 200 bestie, tra vacche, tori e vitelli - e di tutte le attività che fanno da corollario alla vita agreste (giardinaggio, lavoro della terra ecc). Cascina Nuova, più conosciuta ormai come cascina Dornetti, rimane un’oasi bucolica a due passi dalla città, ultima cascina rimasta nel circondario che un tempo era costellato di cascine e corti tipiche della pianura milanese. Qui arrivano scolaresche a conoscere i lavori e i valori di una volta, o più semplicemente a riscoprire che il latte non nasce dal supermercato e che le galline fanno ancora le uova. “Io venivo da bambino a bere il latte qui” dicono ancora molte persone che portano i propri figli a fare la classica scampagnata in cascina. Questo è esattamente l’intento dei giovani Dornetti, riuscire a portare un po’ di passato nel futuro, mantenere le tradizioni per affrontare le novità future con i piedi ben piantati per terra, con lo stesso orgoglio, sacrificio e passione che avevano animato i loro predecessori.

Sc. Agr. Dornetti Angelo e Modesto s.s.
Via Cascina Nuova,1 20090 Cesano Boscone (Mi)
Cell. 3356671860 Tel. Fax. 024453323
C.F./Partita IVA n. 02791230150
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Il Rile - Agricoltori di Città (settembre 2009)
Intervista ad Antonio e Modesto Dornetti
La storia e l’organizzazione dell’ultima Azienda Agricola di Cesano Boscone in un incontro con Antonio e Modesto Dornetti, due dei titolari di Cascina Nuova. Ma anche il valore dell’agricoltura del nostro tempo vicino alla città, come difesa del territorio e bene da valorizzare.
E’ una giornata di quelle di una volta, la brina sui rami delle piante non vuol saperne di andarsene, ogni tanto qualche fiocco di neve gelata, si alterna ad un tiepido raggio di sole invernale. Sono le prove, fra poche ore la neve sarà abbondante. Il gelo ha indurito la terra, la campagna è ferma, ma non per questo l’attività a Cascina Nuova langue. Siamo all’inizio di un gennaio che da tempo non ricordavamo: l‘aria fredda penetra nei vestiti, intorpidisce il corpo, invita a muoversi. Un freddo vero, finalmente viene da pensare, dopo che le stagioni sono proprio cambiate; un gennaio in cui i telegiornali si aprono con notizie sul freddo e sulla neve e non le solite chiacchiere sulla crisi economica: il Generale Inverno sembra mostrarsi in tutta la sua realtà, peccato che questa volta coinvolge anche noi da vicino. Abbiamo un appuntamento a Cascina Nuova con Antonio Dornetti, uno dei titolari dell’omonima Azienda Agricola, forse la più attiva della nostrazona. E’ un po’ in ritardo, ma lo aspettiamo volentieri: approfittiamo per scambiaredue parole con il fratello Modesto. Ha da poco finito di mungere, le sue mattine iniziano alle cinque, quando la maggior parte di noi è ancora nel mondo dei sogni e gran parte della nostra gioventù moderna sta forse tornando dalle vacanze o da qualche discoteca. Qui siamo in un mondo in cui il lavoro comanda, se si deve fare si fa, poche chiacchiere e via. Gli occhi di Modesto scrutano il cielo come un tempo, “…stanotte nevicherà...”  (mai previsione fu più veritiera, la notte seguente 20 centimetri di neve imbiancarono la Lombardia ndr.). I trattori sono pronti, le lame spalaneve pure, come moderni scudi d’acciaio decisi a respingere il Generale Inverno: “Poche storie... abbiamo un contratto con il Comune di Cesano, appena i primi fiocchi toccano terra dobbiamo uscire tutti, ci sono le penali, in Comune non scherzano. Hanno già telefonato per prepararsi a spargere il sale, la prefettura ha mandato un allarme neve”. E’ questa la nuova dimensione delle aziende agricole vicine alla città, non solo agricoltura, ma anche servizi; trattori non solo destinati a lavorare la terra, ma anche a servire la gente. Una diversificazione necessaria nel nostro mondo. Già perché “quest’anno  - spiega sempre Modesto - con le vacche è un disastro, ne stiamo mungendo solo 60, non si fermano...” dando per scontato che nella nostra civiltà moderna tutti sappiano che le mucche fanno il latte solo dopo aver partorito. “Non si fermano“ significa che non restano gravide. Scontato per chi ha scelto l’agricoltura come attivitàe vive questa vita da sempre, ma forse non proprio così per chi il latte lo acquista solo al supermercato. Gente di una volta, qui la parola conta ancora, e se non fosse per la Tangenziale Ovest che con il suo incessante frastuono scorre a pochi metri dalla cascina, sembrerebbe che il tempo si sia dimenticato di bussare alle porte di questi ragazzi. Ci hanno, nel frattempo, raggiunto Antonio ed il cugino Angelo: eccoli qui tutti e tre, anima e corpo di questo luogo incantato. Una bella e grande famiglia che ha deciso di mantenere viva la tradizione dei genitori. “Lo zio Gerolamo – spiega Antonio -  e mio padre Clemente vennero qua alla fine degli anni ’60 da Rubiano in provincia di Cremona e presero in affitto questo podere di 500 pertiche, allora sufficienti per vivere. Oggi oltre alla stessa terra di allora, che abbiamo nel frattempo acquistato, coltiviamo anche alcuni terreni di Muggianodell’Aler. Io mi occupo della campagna, mio fratello Modesto degli animali e mio cugino Angelo del giardinaggio, una società con due dipendenti che abbiamo dovuto creare negli anni ‘90, quando a causa del problema delle quote latte abbiamo avuto la necessità di integrare le entrate. In fin dei conti siamo sempre tre famiglie che vivono di questa realtà agricola. In pratica poi siamo tutti pronti a scambiarci i ruoli, quando le necessità lo richiedono”. Già, il latte. Bellissima l’iniziativa della Casa del Latte, ma abbiamo sentito anche noi gli attacchi e le maldicenze. “Meglio non parlarne – risponde subito Modesto - è una vergogna. Abbiamo dovuto mettere un cartello al distributore automatico in cui spieghiamo di bollire il latte. Ma è una boiata. Facciamo parte di un progetto pilota della Asl Milano 1 che ci impone un severo manuale di autocontrollo aziendale. Siamo sottoposti a test sul latte crudo sia da distributore, che da tank, con cadenza regolare e senza preavviso. Siamo indenni da qualsiasi tipo di malattia della mandria e abbiamo una carica batterica bassissima, dovuta all’estrema igiene, ai continui controlli, alla passione e all’attenzione che poniamo nel lavoro di tutti i giorni. La carica batterica del nostro latte è inferiore a 12.000 unità, il latte pastorizzato in commercio una decina d’anni fa aveva una carica di 20.000 unita. Allora? Il fatto è che a livello nazionale abbiamo toccato gli interessi della grande distribuzione. Questo è il vero problema. La “filiera corta”, la vendita diretta dal produttore al consumatore, dà fastidio. In tutto questo, ci siamo sentiti consolati ed appoggiati dai clienti che hanno preferito chiedere a noi, piuttosto che alla stampa, cosa ne pensiamo del nostro latte e hanno continuato a sostenerci e a fidarsi del nostro prodotto. Resto però ancora perplesso dai motivi per cui i tecnici della Asl non siano intervenuti ad alta voce, per difendere anche il loro lavoro”. Cosa significa vivere d’agricoltura ed attività connesse vicino alla città? “Sono tanti sacrifici – risponde Antonio - il problema delle discariche, macchine rubate ed incendiate che vengono abbandonata nelle nostre, come in altre, campagne. Ma abbiamo anche la possibilità di valorizzare meglio i prodotti della nostra terra, sempre che le autorità lo permettano. Noi non possiamo produrre latte oltre le quote, quelle imposte dalla Comunità Europea, ma note catene di distribuzione acquistano il latte a 24 centesimi al litro nell’Est Europa, per poi venderlo a poco più di un euro. Che controlli ci sono su quel prodotto? Noi avremmo una capacità di mungere 120 - 150 vacche, ma non possiamo. Vi pare giusto?”. Qualcuno afferma che l’agricoltura nella nostra zona è morta, cosa rispondi? “Non è assolutamente vero! È forte, ora più che una volta. Si è trasformata: più qualità rispetto alla quantità di un tempo, questo sì. Bisogna che si fermi l’edilizia, ci sta attanagliando, ci sta soffocando. Mio padre diceva che la terra ci darà sempre da mangiare...”. La crisi economica di questi mesi ha avuto ripercussioni anche nel vostro settore? “Sì, sono crollati i prezzi dei nostri prodotti: il frumento rispetto allo scorso anno ha perso 9 euro al quintale, il mais è a 12 quando valeva oltre 22. I prezzi della pasta e del pane non sono però diminuiti, anzi… Anche il latte: prendevamo 42 centesimi al litro, ora con il nuovo anno si parla di 37. Solo il gasolio che pagavamo un euro al litro si è ridotto. Il problema del nostro settore è che ci sono troppe pretese senza riscontri oggettivi. Per produrre il latte d’alta qualità abbiamo dovuto introdurre la “tracciabilità” degli alimenti: su un registro dobbiamo indicare da dove viene il fieno, quale diserbante è stato utilizzato per il mais e così via. Per cosa? 12 euro al mese che non ripagano neppure la carta del registro!”. Un sorriso amaro chiude la frase, per gente abituata ad una stretta di mano, il dover descrivere, su un pezzo di carta che serve a poco, il proprio lavoro, fatto di correttezza ed onestà, lascia l’amaro in bocca. Una scelta di vita, quella dell’agricoltore , che riflette i valori di una volta, quando si viveva avendo rispetto della gente e della natura. Questi giovani, Antonio ha poco più di 40 anni, mentre Modesto ed Angelo di anni ne hanno 37, non dormono certamente sugli allori, si danno veramente da fare: partecipano alle fiere ogni volta che sono chiamati. Saranno presenti anche al nostro falò, il prossimo 17 gennaio, con la distribuzione del loro latte. E’ ormai una bella tradizione che ci segue da qualche anno, ma è anche il modo giusto per farsi conoscere e dare la giusta considerazione alla propria attività, non appena se ne presenta l’occasione. Dar valore al frutto del proprio lavoro, questa è la parola d’ordine, attraverso la “filiera corta, perché -  conclude Antonio -  il più delle volte i nostri prodotti sono i migliori, ma la gente non lo sa o fatica a capirlo”. E’ tempo di andare, bisogna riempire il distributore del latte, qualche cliente ha già informato che è vuoto, sia mai che qualcuno scriva ai giornali che il servizio non è buono. Un ringraziamento per la disponibilità che Antonio e Modesto hanno dato, ancora una volta, alla nostra Redazione. Una notte lunga li attende, in giro sulle strade di Cesano a spazzare la neve che il Generale Inverno ha intenzione di far cadere copiosa. Se mai vi dovesse capitare di incontrare un trattore impegnato in questo compito, dedicategli un buon pensiero. E’ gente che lo merita.